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Quello che vedono i nostri occhi...

La prima macchina fotografica l’ho ricevuta per la prima comunione dallo zio di Perugia. Ma io preferii di gran lunga la bicicletta color albicocca regalata dallo zio di Roma che è stata la mia compagna d’avventure per tutto il tempo della mia adolescenza e forse qualcuno la usa ancora. Non amo essere fotografata e quindi non imparai mai ad usarla. Però l’occhio fotografico l’ho avuto fin da bambina. Quando visitavo un luogo erano i miei occhi che selezionavano le inquadrature preferite e conservavano quelle nel book della mia memoria.
Ma durante il viaggio a Malta, il primo dopo un lungo periodo, comprai una macchinetta usa e getta. Ero andata lì per un corso d’inglese, da sola, e pensai che far fotografie mi avrebbe fatto compagnia. Non avrei mai immaginato che proprio lì avrei incontrato la persona che, da allora, non mi ha fatto più sentire sola. Ma, visto che l’ho incontrato subito e l’ho riconosciuto con un po’ di ritardo, qualche bella fotografia con quella scatoletta l’ho fatta. E, soprattutto, ho capito che far fotografie mi piaceva proprio tanto. La memoria è un hard disk molto capiente ma ogni tanto qualche file si danneggia, mentre le foto su carta sono immagini che fanno da interruttore per rivivere le sensazioni e le emozioni di momenti felici.
Poi L. aveva una Canon A1 con la quale ci siamo intese subito. Non le so caricare neanche un rullino, ma mi ha fatto vedere immagini piene di magia che io avevo soltanto immaginato e il merito è tutto suo, naturalmente, io mi limito ad inquadrare e fare click. Non mi ha mai deluso la mia A1 e, a volte, penso che ha un’anima quel pezzetto di ferro.

Da qualche anno, però, è arrivata la fotocamera digitale. Era il giocattolo di L. Io avevo la mia macchina fotografica e, si sa, sono un tipo fedele io. Però lei aveva il vantaggio di farci vedere subito le foto e riduceva notevolmente le spese di sviluppo, fatto non indifferente visto che facevamo una media di 30 rullini per ogni viaggio e, in quel periodo, si viaggiava spesso. C’è voluto un po’, ma ora portiamo in giro solo la piccoletta che ci scambiamo in attesa di trovare il tempo per trovarle una degna compagna, magari una nipotina della cara e ormai in pensione A1, che però ancora uso, soprattutto quando i viaggi sono in Italia.
La scelta di usare la digitale è stata favorita anche dalla scoperta di Flickr, dalla possibilità di creare un album on line e di condividere le nostre foto con altre persone che riescono a vedere quello che hanno visto i nostri occhi e anche di più. Alcuni di loro da semplici contatti, sono diventati amici perché ci hanno fatto scoprire nuovi luoghi di posti già amati, nuove passioni e nuovi punti di vista.
Un amico flickreriano l’ho incontrato, ho visto la bella persona che è e che le sue foto mi avevano fatto intuire, altri mi hanno fatto compagnia nelle lunghe ore di riposo e solitudine forzati e mi hanno strappato un sorriso anche alle due di notte, altri ancora mi hanno fatto scoprire i suoni di una musica che consola e il sapore di piatti antichi.
Poi, qualcuno si è anche accorto delle nostre foto e ci ha chiesto il permesso di pubblicarle qui, qui e qui… La fotografia non sarà mai il nostro mestiere, ma una grande passione si… e, di questi tempi, non è poco…
J

Pubblicato il 20/1/2008 alle 13.47 nella rubrica Diario.

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