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Diario
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16 novembre 2008

Casa P....e

L. guarda sconfortato il calzino che ha una piccola sfilatura.
 
Lu: Questi calzini oggi si fanno l'ultimo giro.
Io: Dead socks walking.


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28 agosto 2008

Neanche un minuto di non amore...

Al faro con te...

Buon anniversario amore mio!
Ti ricordi quando abbiamo fatto questa foto? Stavamo cercando una piccola spiaggia dove fare il bagno... ma la prima era troppo affollata e alla seconda saremmo arrivati troppo tardi. E così abbiamo fatto questa deviazione per vedere il faro.
Anche la vita non corre dritta verso una direzione, ci sono delle piccole deviazioni, che però si possono rivelare migliori di quella che si pensava essere la meta finale.
Ti seguirò sempre, perchè per me sei il compagno migliore che mi potesse capitare, l'unico possibile... :-)

2 luglio 2008

The strength of dreams...

The strength of dreams
murmurs tenderly:
"time has come, time has come..."

La forza dei sogni
mormora dolcemente:
"è giunto il tempo, è giunto il tempo..."


Non so chi abbia scritto questi versi, li ho scoperti grazie ad un amico, ma sono dolci da pronunciare e, anche se non so bene il perchè, sono perfetti per questa sera.


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30 gennaio 2008

Profumi di casa...

       Profumo di limone...   Profumo di cannella e di fiori d'arancio...

A casa mia si respirano i profumi della costiera... limone, cannella e fiori d'arancio...


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20 gennaio 2008

Quello che vedono i nostri occhi...

La prima macchina fotografica l’ho ricevuta per la prima comunione dallo zio di Perugia. Ma io preferii di gran lunga la bicicletta color albicocca regalata dallo zio di Roma che è stata la mia compagna d’avventure per tutto il tempo della mia adolescenza e forse qualcuno la usa ancora. Non amo essere fotografata e quindi non imparai mai ad usarla. Però l’occhio fotografico l’ho avuto fin da bambina. Quando visitavo un luogo erano i miei occhi che selezionavano le inquadrature preferite e conservavano quelle nel book della mia memoria.
Ma durante il viaggio a Malta, il primo dopo un lungo periodo, comprai una macchinetta usa e getta. Ero andata lì per un corso d’inglese, da sola, e pensai che far fotografie mi avrebbe fatto compagnia. Non avrei mai immaginato che proprio lì avrei incontrato la persona che, da allora, non mi ha fatto più sentire sola. Ma, visto che l’ho incontrato subito e l’ho riconosciuto con un po’ di ritardo, qualche bella fotografia con quella scatoletta l’ho fatta. E, soprattutto, ho capito che far fotografie mi piaceva proprio tanto. La memoria è un hard disk molto capiente ma ogni tanto qualche file si danneggia, mentre le foto su carta sono immagini che fanno da interruttore per rivivere le sensazioni e le emozioni di momenti felici.
Poi L. aveva una Canon A1 con la quale ci siamo intese subito. Non le so caricare neanche un rullino, ma mi ha fatto vedere immagini piene di magia che io avevo soltanto immaginato e il merito è tutto suo, naturalmente, io mi limito ad inquadrare e fare click. Non mi ha mai deluso la mia A1 e, a volte, penso che ha un’anima quel pezzetto di ferro.

Da qualche anno, però, è arrivata la fotocamera digitale. Era il giocattolo di L. Io avevo la mia macchina fotografica e, si sa, sono un tipo fedele io. Però lei aveva il vantaggio di farci vedere subito le foto e riduceva notevolmente le spese di sviluppo, fatto non indifferente visto che facevamo una media di 30 rullini per ogni viaggio e, in quel periodo, si viaggiava spesso. C’è voluto un po’, ma ora portiamo in giro solo la piccoletta che ci scambiamo in attesa di trovare il tempo per trovarle una degna compagna, magari una nipotina della cara e ormai in pensione A1, che però ancora uso, soprattutto quando i viaggi sono in Italia.
La scelta di usare la digitale è stata favorita anche dalla scoperta di Flickr, dalla possibilità di creare un album on line e di condividere le nostre foto con altre persone che riescono a vedere quello che hanno visto i nostri occhi e anche di più. Alcuni di loro da semplici contatti, sono diventati amici perché ci hanno fatto scoprire nuovi luoghi di posti già amati, nuove passioni e nuovi punti di vista.
Un amico flickreriano l’ho incontrato, ho visto la bella persona che è e che le sue foto mi avevano fatto intuire, altri mi hanno fatto compagnia nelle lunghe ore di riposo e solitudine forzati e mi hanno strappato un sorriso anche alle due di notte, altri ancora mi hanno fatto scoprire i suoni di una musica che consola e il sapore di piatti antichi.
Poi, qualcuno si è anche accorto delle nostre foto e ci ha chiesto il permesso di pubblicarle qui, qui e qui… La fotografia non sarà mai il nostro mestiere, ma una grande passione si… e, di questi tempi, non è poco…
J


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10 gennaio 2008

Chance for changes

Vivere a Ferrara ha introdotto degli importanti cambiamenti nella mia vita.
Non so più cosa sia il traffico, le levatacce per andare al lavoro e le ore perse in macchina per tornare a casa. Sto apprezzando come sia bello andare al lavoro a piedi, tornare a casa chiacchierando con una collega, uscire dall’ufficio sapendo che Luigi mi sta venendo incontro per andare a prendere una cioccolata o a fare la spesa insieme.
Ho il tempo per andare ad assistere alla presentazione di un libro, per fare un salto da Feltrinelli e da Mel con calma, avendo la libertà di comprare un libro non appena avrò terminato quello che sto leggendo tanto le librerie sono sulla strada di casa.
Piccole cose che rendono piacevole una giornata o che ti danno la possibilità di raddrizzarne una storta.
Poi, ci sono altre cose che non avrei mai immaginato di fare.
Non avrei mai pensato di comprare ed indossare un cappello. Ho imparato ad apprezzare che avere qualcosa sulla testa oltre a proteggere dal freddo, mantiene in ordine i capelli, fatto non di secondaria importanza nei giorni in cui devi rimanere nove ore in ufficio conservando anche un aspetto decente nelle giornate con un po’ di fotogenica nebbia e di bagnata umidità.
Oppure andare al lavoro in bicicletta. Finalmente ho dato un senso all’acquisto della mia bici blu fatto un paio di anni fa. A Ferrara la bici è di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato. Sfidando ogni legge fisica, ho visto mamme andare in bici con il bimbo grande dietro e quello piccolo nel seggiolino davanti, signore anziane mantenersi in equilibrio perfetto con tre o quattro buste della spesa, ragazzi con una mano sul manubrio mentre con l’altra trascinano un trolley per le vie della città. La bicicletta è nel dna dei ferraresi, andare in bici ti fa sentire parte della città e a me mette allegria.
Certo, ancora non so fare i cappelletti e i tortelli di zucca, ma datemi tempo… Anche se penso che la ere romana non la perderò mai e che sarò sempre una romana-ferrarese… J


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1 gennaio 2008

Buon Anno!

Sono stati dieci minuti di magia tra musica, colori ed emozioni!
A tutti voi un abbraccio e l'augurio di 366 giorni da riempire di cose belle.

19 dicembre 2007

La mia vita, a Ferrara...

Questa volta la pausa è durata a lungo. Ma c’è un motivo. Il blog è rimasto qui, ma io mi sono spostata, e di un bel po’. Da Roma sono andata a vivere a Ferrara, la città più bella del mondo. Un cambiamento lungamente atteso a causa della mia caduta di agosto che mi ha tenuto ferma per circa due mesi e mezzo. Sono stati giorni lunghi, duri, dolorosi, durante i quali i miei amici virtuali, ma forse più veri dei reali, mi hanno aiutato non poco.
Ma passiamo alle belle notizie. Ora vivo in questa città piccola, ma incantevole che mi ha completamente stregata. Prima ne ero innamorata, ma ora ho proprio perso la testa. Mi piace tutto: i vicoli, le stradine, i palazzi , le chiese… andare al lavoro la mattina è una passeggiata che mi riempie gli occhi di bellezza e di stupore.
Via Garibaldi con i suoi negozi, Piazza Municipio con lo scalone d’onore e la Torre della Vittoria. Il vòlto del cavallo e la facciata della cattedrale ti appare d’improvviso che rimani senza fiato. Basta spostare lo sguardo verso sinistra e i torrioni del Castello Estense sono lì con tutta la loro imponenza ed eleganza. Via Voltapaletto, via Savonarola, con le loro chiese, il bellissimo cortile di Casa Romei che vedo dal portone socchiuso, i ragazzi che vanno a scuola e all’università. Poi giro a destra e sono arrivata in ufficio, piena di energia e di voglia di fare. E questo è solo uno dei percorsi possibili, che scelgo a seconda del tempo a disposizione e dell’umore, perché ci sono anche delle strade piene di negozi, da non fare la mattina però…
Finora il tempo è stato clemente e mentre a Roma pioveva, a Ferrara c’era un cielo azzurro limpido e terso perfetto per far risaltare il colore ocra dei palazzi ferraresi. Ma anche nei giorni di nebbia, solo un paio per ora, Ferrara ha mostrato il meglio di sé… sembrava uscita da un libro di fiabe tanto era bella e magica. E a me sembrava di essere a Brigadoon… J

3 settembre 2007

Dietrofront

Si, rieccomi qua… per continuare anche questo quaderno.
A volte tornare sulle proprie decisioni è più difficile che essere coerenti con esse.
Che dire? Non ci riesco a chiudere questo blog. Ci sono affezionata e non ci voglio rinunciare. Quindi, questo sarà un quaderno a fogli mobili, di quelli che non finiscono mai perché puoi sempre aggiungere fogli nuovi e di tutti i colori.
E lo riapro proprio oggi che questo blog compie due anni.
Basterà soltanto non parlare di me… ma di altro… per quanto possibile... :-)


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27 agosto 2007

Come un quaderno...

Come un quaderno, questo blog è arrivato alla sua ultima pagina.
Questo sarà l’ultimo post di questo blog.
Quest’avventura è cominciata quasi due anni fa, per gioco… per mettermi in gioco. Volevo capire se ero in grado di dare forma ai miei pensieri lasciando delle piccole tracce che avrei potuto ritrovare, a ritroso, con il famoso senno di poi… E’ una vita che compro quaderni ovunque vada, ma non sono mai riuscita a scriverci sopra, per una sorta di pudore, come se fossero troppo belli per metterci le mie parole e tutte le correzioni che faccio ogni volta che scrivo. Non è un esercizio semplice per me, la scrittura. Ho la sindrome del quaderno ordinato e detesto le orecchie ai fogli, prendetevela con la maestra Mirella… J
Ma il computer e word hanno risolto i miei problemi: scrivo, rileggo, correggo, elimino e cerco le parole giuste per esprimere quello che ho in mente. Le parole, sono importanti le parole. Una volta scritte sono lì e lì rimangono, anche se il loro senso può essere interpretato in maniera diversa da chi le legge, quelle parole.
E così c’è chi riesce a capirti come se ti conoscesse da una vita e chi, superficialmente, gli attribuisce un senso cattivo al quale tu non avevi di certo pensato.
L’ho già detto, questo blog ha una falla che permette di collegare il mio nome vero ad esso, basta andare su Google. Saprei come eliminarla, ma non lo farò. Ho dato la possibilità ai lettori anonimi che mi conoscono di manifestarsi, ma non l’hanno fatto. E vabbé. Ma non avranno più l’opportunità di leggere della mia vita dal buco della serratura. Li prego ardentemente di dimenticare il mio nome, la mia esistenza e di farsi abbondantemente i fatti loro, che impicciarsi della vita altrui serve soprattutto per distogliere lo sguardo dalla propria. Ma c’è un altro motivo per cui non voglio che qualcuno venga a sbirciare qui.

Perché con qualche ritardo, qualche imprevisto, io sto per iniziare una nuova avventura che voglio condividere solo con le persone alle quali voglio bene e che mi vogliono bene. E’ qualcosa che volevo fare da tempo, ma ora è capitata l’occasione e ne sono felice. Finalmente potrò sentirmi padrona del gioco senza dover subire decisioni prese da altri, per altri e non per me, altri che pensavo tenessero a me. Mi sbagliavo, ma io ero in buona fede, non loro.
Per me certi legami hanno importanza, ma solo per me, ovviamente.
In questi mesi, ho tagliato tanti rami, alcuni dalla base. Forse c'è ancora lavoro da fare. La pianta è sana, le radici sono salde e ha un innesto che cresce sempre più bello e forte. Ma ora ci vuole terra nuova, aria nuova e il mio albero tornerà ad avere molti rami e molte foglie. Sono una ragazza di campagna e sono cresciuta osservando il cambio delle stagioni. Per quanto brutto possa essere l’inverno, prima o poi arriva il sole e tutto torna a vivere.
Questo blog, però, ha creato nuove amicizie e io non voglio perdere tutto questo. Avrete mie notizie, amici miei, perché ora che sono riuscita a riempire i fogli bianchi di questo quaderno, non potrei più farne a meno. Quindi se questa è l’ultima pagina di questo blog, io ho un cassetto pieno di nuovi quaderni e quindi avrete presto mie notizie.
Per ora, saluto i miei poco graditi lettori anonimi, a non rileggermi mai più.
Ma abbraccio di cuore tutti i nuovi amici che questo blog mi ha fatto conoscere, con l’augurio che possano seguirmi anche in altre avventure, un bacio affettuoso Marina


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28 aprile 2007

In ricordo di Vanessa...

Giovedì – Vanessa ha ventidue anni, è bionda, ha un piercing sul mento e pensa che oggi c’è il sole, ma lei andrà a lavorare in una gelateria del centro così il mese prossimo potrà fare un bel regalo alla sorellina più piccola che farà la prima comunione. Vanessa è contenta della sua vita: è laureata in psicologia, ha avuto sei borse di studio e frequenta un corso di specializzazione per diventare infermiera. Prima di andare al lavoro, passa a salutare il fratello che lavora alla Stazione Tiburtina come vigilante. Vanessa è contenta della sua famiglia, così unita. Poi prende la metro, sempre piena di persone, soprattutto in questi giorni che a Roma è quasi estate e ci sono un sacco di turisti per il ponte del primo maggio. Ma qualcuno la spinge. Lei chiede di fare attenzione, si accorge che forse le due ragazze vestite di bianco vogliono qualcosa da lei, qualcosa che è nel suo zainetto. Si avvicina all’uscita e quando la metro raggiunge la fermata di Termini scende. Ma a quel punto succede qualcosa e Vanessa cade a terra.
Venerdì – Vanessa è in ospedale. Una delle due ragazze in bianco che l’avevano infastidita sulla metro l’ha ferita ad un occhio con un ombrello. E’ grave Vanessa. I medici lo sanno e lo hanno comunicato alla sua famiglia. Ma si spera. Sperano i medici di salvarla e, soprattutto, spera la sua famiglia, il fratello, la sorellina, la mamma, il papà, i nonni. Vanessa è in coma, i medici non vogliono farla soffrire. Alle cinque di un pomeriggio che sa d’estate, però, Vanessa è andata via, per sempre. La stupida ferocia scatenata da uno scippo non riuscito ha messo fine ai sogni di una ragazza, piena di vita e di futuro.

Questo è successo a Roma, sulla metro B, in un lasso di tempo non superiore ai dieci minuti, giusto il tempo di cinque fermate: Tiburtina – Bologna – Policlinico - Castro Pretorio – Termini, tempo sufficiente però per mettere fine alla vita di una ragazza in un giorno di primavera che sapeva d’estate.
La stessa metro che io prendo ogni giorno per andare al lavoro.




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26 aprile 2007

Manco solo io...

La nostra scrivania dice molto di noi e proprio per capire meglio chi c’è dietro le parole che scriviamo, Miss D ha fatto una foto alla sua e ha invitato noi a fare altrettanto. Confesso: normalmente la mia scrivania non è così in ordine. Ma oggi pioveva e ho sistemato le ricevute delle bollette, della banca e altre amenità. Però, anche se un po’ più incasinata, questa è la scrivania dove scrivo i post, leggo i blog, insomma la mia postazione telematica.
Cara Miss, niente Scamarcio sul desktop, ma due barchette, l’Agustina e la Serafina, che quest’inverno erano a riposo sulla spiaggia di Tossa de Mar. D’altra parte con il nick che mi ritrovo lo sfondo marinaro era quasi d’obbligo.
A destra del piccì c’è il mouse wireless che si fa i suoi giretti su un mousepad alla Gauguin. Poi i libri, a destra quelli dell’esame preparato, a sinistra quelli dell’esame da preparare, con i miei amati evidenziatori…
Nella vaschetta ci sono articoli che aspettano di essere letti e il 730 che aspetta di essere compilato dopo la mezzanotte dell’ultimo giorno valido per la consegna. Il sasso che si vede è il ciottolo di Ferrara. La campanella (un’altra delle mie collezioni di cose effimere, come dice la prof di Antropologia culturale) ha una bella stella marina blu dipinta ed è un portafortuna.
Sparsi qua e là ci sono i portapenne: sono le mug che compro quando vado in giro (altra collezione) e poi riempio di penne strane prese alle fiere… voi non sapete dove arriva la fantasia degli addetti alla comunicazione degli enti locali… Il calendario è quello di Praga: così imparo il nome dei mesi anche in ceco, aprile si dice dubenUltime note: le tende sono al lavaggio e sullo sfondo c’è lo studio di Luigi che è un work in progress o, come si dice qui, è la fabbrica di S. Pietro… ;)




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20 aprile 2007

Miaoooooo!



Questa è la foto che Miss Dickinson mi ha dedicato in uno slideshow fatto per festeggiare il suo compleanno con noi, suoi amici blogger.
Che dirti Miss, grazie... nessun'altra foto sarebbe stata più rappresentativa... :)




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24 marzo 2007

Pulizie di primavera

Ci sono momenti nella vita che ti capitano una serie di cose. Niente di eccezionale, piccoli avvenimenti di tutti i giorni, che però ti portano a pensare e a ripensare i rapporti con gli altri, con quelli che pensavi fossero persone importanti per te e per le quali tu fossi importante. E ti accorgi che non è così. Si, ti vogliono bene, stanno bene con te e tu con loro, ma sei tu che vuoi qualcosa di più, che hai pensato potesse esserci qualcosa di più.
Ho imparato presto a non aspettarmi niente da nessuno e a contare solo su me stessa e su Luigi, naturalmente. Ma caspita, anche quando le persone fidate si contano sulle dita delle mani, le delusioni sono sempre in agguato.
Però ho sempre pensato che se le cose accadono è perché devo capire qualcosa. Per necessità e per spirito di sopravvivenza, cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. E così proprio per una serie di fatti successi ultimamente che non mi hanno fatto star per niente bene, qualcosa che era solo nell’aria e nei miei sogni sta prendendo forma piano piano. Sono una persona comprensiva, capisco tutto, mi adatto a tutto, ma a volte proprio perché sono, siamo così, c’è sempre qualcuno che se ne approfitta, che esagera perdendo la giusta dimensione delle cose, dei rapporti, della correttezza.
Beh, adesso basta. Le persone ad imbuto, quelle che sanno solo prendere e danno poco, io le scanso come la peste. Ma a volte si sanno mascherare bene. L’amicizia è un bene prezioso, ho sempre pensato che si può vivere senza un amore, ma non senza amici. Però devo constatare che ci sono diverse declinazioni della parola amicizia. E quando con gli amici, non si sanno rispettare neanche le regole della buona educazione, allora resta solo da tagliare in modo educato, ma netto. Perché anche se è vero che non si poteva tener conto delle esigenze di tutti, è pur vero che non pensavo di rientrare in questa categoria.




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5 marzo 2007

Discorsi difficili da fare

Forse non avrò mai il coraggio di dirtelo di persona, ti voglio bene e so che non mi capiresti, quindi cerco di scriverlo qui perché non ti cerco più tanto. Te ne sei accorta e lo so, ma non so cosa farci. Io e te siamo diverse, in tutto. O forse non siamo poi tanto diverse quanto a quello che proviamo, ma lo siamo nel modo in cui ognuna di noi reagisce alle cose.
Tu sei frenetica, sempre a mille, nel fare e nel parlare, vai troppo veloce per me. Non mi piace che non ascolti più di tanto quando ti parlo, sei distratta, guardi il cellulare, sei sempre di corsa, anche quando si va al bar a prendere il caffé. Mi fai delle domande, ti aggiorno, non è che poi nella vita delle persone ci possono essere novità rilevanti un giorno si e un giorno no. Quando ti dico che è tutto normale, non significa che la mia vita è monotona, ma che faccio le cose di sempre che a me piacciono un sacco, ma tu non ascolti, sei oltre. E questo mi crea disagio, mi mette in imbarazzo.
Perché per me un amico non è quella persona alla quale concedi un periodo di tempo limitato che tu hai da vivere e non da stare a sentire le paturnie degli altri.
Per me, se un amico mi vuole parlare, io stacco la spina. Certo, se ho un appuntamento o qualche impegno che non posso rimandare, glielo dico e lo richiamo più tardi, anche se so che non è la stessa cosa, ma se è un amico capisce e mi perdona. Con te non c’è mai tempo per approfondire.
Tu hai una visione della vita che è tua: il bene sta da una parte, dalla tua naturalmente, chi non si comporta in un certo modo, sta sbagliando. Sei stata educata in un certo modo e lo rispetto, ma quello è il tuo modo di vedere le cose e solo il tuo.
Io vado più lentamente di te, mi piace assaporare le cose e non viverle di corsa. Io non giudico, non critico gli altri, abbiamo tutti i nostri difetti, e, ricordati, abbiamo tutti da imparare, che nessuno nasce già imparato, come diceva saggiamente mia nonna, che è morta ad 84 anni, ma aveva una curiosità nei confronti della vita che era superiore a quella di una quindicenne.
Io la penso così e questo è solo il mio modo di vedere la vita, non il più giusto, ma quello che è giusto per me. E il tuo lo rispetto, anche se non lo condivido.
Quello che non mi piace è quando cerchi di mettermi in difficoltà, quando mi chiedi che cosa ho fatto ieri e ti dico che sono rimasta a casa, ho aperto le finestre di casa, ho fatto entrare il sole, ho letto un libro sul divano e mi sono riposata insieme al mio amore che aveva un po’ di febbre. Tu mi guardi con l’aria un po’ compatita perché tu, naturalmente, sei uscita e hai fatto mille cose, di cui non mi dici niente, ma che saranno state belle e divertenti, almeno questo mi auguro per te.
Ma sai, c’è una cosa che ti voglio augurare con tutto il cuore: di capire com’è bello trascorrere a casa tua una domenica piena di sole, sdraiata sul divano a leggere un bel libro con il tuo amore vicino che sonnecchia, ti guarda e sorride.




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29 gennaio 2007

Mannaggia 'a Gughel

In questi giorni ho fatto una scoperta poco piacevole. Se digito il mio nome e cognome su Google, la prima url che compare è quella di questo blog. Potenza del motore di ricerca, direte voi, ma a me la cosa non piace proprio.
Per me, questo blog è come un quaderno dove lascio i miei pensieri, dove scrivo cosa penso su ciò che mi succede intorno, dove do forma ai miei ricordi. Scrivere mi aiuta a fissare certe sensazioni, certe emozioni che altrimenti potrei dimenticare.
Per me, questo blog è una piccola sala da te, persa tra la rete, ma intima e calda come il baretto sotto casa. Qui ci incontro i miei amici, diversi da quelli che vedo tutti i giorni  e che conosco di persona, ma con i quali è possibile stabilire dei rapporti sinceri e affettuosi.
Sam è la prova provata di tutto questo. La nostra parentela di cuore è nata perché leggevo il suo blog. Mi piaceva commentare i suoi post perchè quello che scriveva lo sentivo vicino al mio modo di vedere le cose. Quando ci siamo incontrati per la prima volta mi ha fatto piacere sertirgli dire che era curioso di conoscere Luigi perchè a me ormai già mi conosceva. 
Ma torniamo al problema. Non mi piace che qualcuno che mi conosce, di pirsona pirsonalmente, possa arrivare per caso qui e leggere quello che scrivo senza lasciare un commento. Mi secca, non c’è niente da fare. Anche perché alcuni potrebbero non essere amici discreti, ma persone che vogliono farsi i fatti miei sbirciando dal buco della serratura.
E’ proprio a queste persone che voglio rivolgermi. Se siate arrivati qui per caso, facendo una ricerca o per qualche altra motivazione, lasciate un commento o dimenticate l’indirizzo del blog. Se non vi va di scrivere qualcosa qui, mandatemi una e-mail per dirmi che siete passati anche perché potrebbe essere bello riprendere le fila di un discorso che si è spezzato e che non si sa come riallacciare. Se ci sono amicizie che nascono sul blog, ci sono anche quelle che potrebbero ritrovarsi. A voi il gioco, io vi ho detto come la penso.




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6 gennaio 2007

5 cose che non sapete di me

Rispondo al gentile invito della mia amica Miss D e dedico questo post a farvi conoscere 5 cose che non sapete di me. Ho scelto tra le cose un po’ strane che sono mie e che non si dicono a tutti, ma voi siete i miei amici di blog e a voi si può dire tutto… o quasi… J

1) Mi piacciono i sassi. Chiaramente non tutti, quelli dalle forme e dai materiali particolari, piccoli o grandi non importa. Ovunque vada, io mi porto un sasso per ricordo e, a volte, non uno solo… In valigia c’è sempre uno spazio vuoto e ormai anche Luigi si è rassegnato. Di Ferrara, ho proprio un ciottolo, di quelli che usano per fare le strade, non l’ho tolto naturalmente, era da una parte e io non ho resistito… ma ho anche un sasso di marmo di Paros, un sasso nero di Santorini, i sassolini di Rodi, di Cipro, di Tossa e potrei continuare…
2) Mi piace cantare in macchina, soprattutto quando sono un po’ tesa. Trovo che cantare faccia entrare più aria nei polmoni, io respiro meglio e così mi rilasso. Stare in macchina, quando non guidi è noioso, se si canta lo è meno, anche se a Luigi sono venute le orecchie modello Dumbo… Per fortuna ho un bel repertorio e una voce discreta…
3) Anche se amo i gatti (ho gli occhi verdi), in qualche vita precedente sono stata certamente un cane, perché io trovo le persone. Anche se ho pochi dati, riesco a trovare il numero di telefono di chiunque, anche all’estero. Bisogna trovare degli amici che sono andati allo stadio per un concerto e io li trovo anche in mezzo a centinaia di persone, vi assicuro però che non sempre è un vantaggio…
4) Mi piace osservare le persone e immaginare delle storie sulla loro vita. E’ un’abitudine che mi è nata dal fatto che ho passato molto tempo sui mezzi pubblici e quindi quando non ti va di leggere e di pensare ai fatti tuoi, pensi a quelli degli altri. Quando sono all’estero e mi capita di vedere un matrimonio sono capace di scrivere anche un trattato sociologico sugli sposi e sugli invitati e non scherzo…
5) Ho una passione senza limiti per la delizia al limone. E’ un dolce tipico di Sorrento e della costiera amalfitana. Qui potrete trovare la ricetta, ma vi consiglio di assaggiarla sul posto anche perché una volta lì potrete provare anche la pastiera, la torta caprese, le sfogliatelle ricce e frolle, gli struffoli, i babà… al solo pensiero mi è salita la glicemia…




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3 gennaio 2007

Chiedi la luna

Non amo molto i consuntivi di fine anno. Sono una Bilancia, ma non mi piace soppesare quanto ho dato e quanto ho ricevuto. Penso che il problema sorga quando non si è dato abbastanza e che a ricevere c’è sempre tempo.
Però posso tranquillamente dire che il 2006 non è stato  un anno di svolta, ma di preparazione per importanti progetti a lungo termine. Già, a me piacciono le sfide, mi piace tentare di superare i miei limiti, mettermi alla prova. Le cose facili non fanno per me. E nella vita non mi sono neanche capitate, a dir la verità.
Nel 2007 mi piacerebbe che qualcuno di questi progetti vedesse la luce, a compenso della tanta fatica fatta per portarli avanti. Ma l’importante è che vadano avanti, io so aspettare. So apprezzare il valore e l’importanza di quello che rende bella la mia vita, ma a me piace chiedere la luna e lavorare per averla. Credo nella forza che hanno alcune parole e per il nuovo anno mi piace pensare a fiducia e speranza.
Quindi, amici miei, vi auguro di ottenere tutto quello che per voi è importante, di conservare sempre la fiducia negli altri e la speranza nel cuore, di saper appezzare tutto ciò che già avete, ma di chiedere sempre il massimo da voi stessi. Insomma, chiedete la luna!




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25 dicembre 2006

Notte di Natale

La notte di Natale ha sempre una sua magia ed è capace di donare l’impossibile: casa mia-via Portuense, 25 minuti netti. Fosse sempre così, Roma sarebbe un’altra città… Già, ieri sera Roma era irreale, quasi vuota e quindi si poteva apprezzare quello che normalmente è impossibile percepire.
Mi è sembrata una cartolina dai colori antichi. C’era una luce soffusa, ovattata che faceva vedere dei contorni, delle atmosfere che vengono accecati dalla fretta, dal traffico e dalle luci artificiali. Viale Trastevere era un incanto con quell’aria da strada primo Novecento; da Ponte Matteotti, la Cupola di S. Pietro tutta illuminata si specchiava nel fiume, placido e lento con le sue banchine illuminate da lampioncini in stile; via Giulia, priva di illuminazioni natalizie, era un’illustrazione virato seppia.

In giro, solo poche macchine e persone a piedi piene di pacchi. Un po’ d’animazione c’era solo intorno a Piazza S. Pietro, era pur sempre la notte di Natale. Ma, altra magia, meno di cinque minuti per trovare un parcheggio comodo e vicino, un vero miracolo… A Borgo non c’era vento e quindi il freddo non si sentiva, se non fosse stato per i sampietrini e i tacchi, binomio inconciliabile, sarebbe stata una gioia fare una passeggiata per quelle viuzze d’altri tempi. Via della Conciliazione ci ha offerto la sua prospettiva maestosa…
E’ bella la mia città, di una bellezza sfrontata. Nella piazza che abbraccia e che è sempre una sorpresa vedere, c’era un grande abete calabrese pieno di luci e un presepe trentino, più bello di quello dello scorso anno.

Concludere la sera nella piazza per noi è una tradizione, non c’entrano i motivi religiosi. Dai maxischermi, il tedesco parlava, ma non lo stavo a sentire, soprattutto ieri, dopo un atto di cattiveria gratuita ad una persona che voleva morire con dignità dopo aver tanto sofferto. Uno sguardo alla finestra del palazzo, una piccola luce, forse una candela accesa, ho pensato a quando, piccola, sulle spalle di mio padre, ho visto persone più misericordiose affacciarsi a quella finestra.
Poi ho cominciato a sentire freddo, ma solo fuori, è bastato stringermi a te per non sentirlo neanche sul viso. Mi hai guardato e hai detto che forse era meglio tornare a casa, che avevo una brutta tosse e gli occhi lucidi.




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17 dicembre 2006

A Roma, qualche sera fa...

Stasera a Roma c’era un traffico che neanche quando è morto il Papa. Lungotevere Cenci-casa mia, passando per il Muro Torto, due ore e mezza nette. Normalmente ci vuole un’ora, passando pure per Blockbuster. E che cavolo! Se è il preludio del traffico natalizio, stiamo proprio freschi… Mi viene in mente che l’unica motivazione possibile visto che non piove, non c’è nessuno sciopero e che è tardi per le manifestazioni, è la partita della Roma…

Finalmente arriviamo a casa e la macchina è ancora lì.
E’ una settimana che una Ford verde bottiglia è parcheggiata di fronte al cancello che ci permette di accedere al garage. Sono stati chiamati più volte i Carabinieri, i quali si sono limitati a dire che la vettura in questione non è rubata. Embè? Se non è rubata avvertite il proprietario che venga a prendersela, no? Chiamate i vigili urbani per la rimozione… Fate qualcosa da forze dell’ordine, che diamine!
Dei cittadini civili vi hanno più volte segnalato che c’è una vettura abbandonata in un vialetto senza uscita, il finestrino è aperto, ci sono le chiavi inserite, ma anche dei fili rotti, delle latte di plastica vuote, una specie di borsetta sul sedile del passeggero, il porta targa fa riferimento ad un autosalone di Nola e la sola risposta che ti senti dare dopo aver di nuovo sollecitato la rimozione è La macchina non risulta rubata. Madonna santa, ma vuoi fare il tuo dovere o si deve dar retta a tutte le barzellette che circolano in giro?
E se entro in macchina, la sposto e poi quella autovettura è stata coinvolta in una rapina oppure c’è stato ucciso qualcuno in un incidente o che cavolo ne so io, è stato commesso un reato, dopo che ci si trovano sopra? Le mie impronte? Vabbè, che sono cresciuta a pane e telefilm polizieschi, ma non ci vuole mica un genio per capire che una macchina abbandonata è tale per un qualche valido motivo.

Meno male che domani si parte. Destinazione Catalogna, Spagna. Si va a trovare Francesca, la mia amica che si è innamorata di un ragazzo spagnolo, ha lasciato baracca e burattini e adesso vive lì. Anche se lei usa l’aereo come io la metropolitana visto che viene spesso in Italia perché sta finendo l’università. L’amore ai tempi del low cost…
E così si va di nuovo in Spagna, terra cara a me e Luigi. Durante il nostro viaggio di nozze abbiamo visto tante di quelle città grandi come Madrid, Siviglia, Cordova, Granada, ma anche piccole e piccolissime come Toledo, Avila, Segovia, Caceres, Mérida, Trujillo, Carmona, Ubeda, El Toboso, dei veri e propri gioielli, che ti domandi come hai fatto a vivere fino ad allora senza aver visto tali meraviglie.
Inoltre a Palma de Mallorca abbiamo trascorso il Capodanno del 2000: un inizio secolo bellissimo in un luogo pieno di sole e di caldo anche a gennaio, a bordo di una Corsa verde inguardabile che avevamo solo noi. Ma se hai avuto una stanza da sogno nell’albergo che frequentava Gardini, non ti puoi lamentare per il colore della macchina a noleggio…
E poi come dimenticare il viaggio a Barcellona per i nostri onomastici nell’albergo ricavato dalla casa natale di Mirò in pieno Barrio Gotico, a due passi dalle Ramblas e dalla bellissima Cattedrale. Sono ricordi che rimarranno scolpiti per sempre nella memoria e nel cuore… Un abbraccio, un bacio e hasta luegoJ (5 dicembre 2006)

P.S. Noi siamo tornati, ma la macchina è ancora li, solo che qualcuno, forse il mio vicino che è una persona pratica, l’ha spostata un po’ più su nel vialetto, almeno adesso non dà fastidio né a loro né a noi… ma solo a quelli che, a volte, si appostano la sera e lasciano souvenir davanti al cancello…
J




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21 luglio 2006

Misteri cellulari

L’estate, si sa, è stagione di misteri… nel mio piccolo, anch’io do un contributo.
Dopo il mistero del chiodo… ora quello delle telefonate sul cellulare. Mi spiego. Come la maggior parte degli italiani ho due cellulari e due schede: il telefono dell’ufficio non lo uso per le chiamate personali (qui c’è il centralino e con tutte ‘ste intercettazioni…) e per cercare di raggiungere le persone che amo senza fare un mutuo ho due diversi gestori.
Ho il numero ufficiale e il numero riservato. Quest’ultimo lo conoscono solo due persone: mio marito e il mio fratellino, anzi tre, ma la mia migliore amica lo ha sicuramente già dimenticato.

Ieri ho ricevuto sei chiamate da un numero privato: quattro, cinque squilli e poi attaccano, se riesco a rispondere la linea rimane aperta per qualche secondo e poi la comunicazione cade. Chiaramente non so chi mi chiama perché il numero non è visibile e non è uno di quelli in rubrica.
Però ho ricevuto anche due sms: il primo recita
Mi scuso e faccio i complimenti x l’amore e l’affetto ke hai x il prossimo (ma per chi mi ha preso, mica sono Madre Teresa) ed è arrivato alle 14:16:19, mentre l’altro, Presumo ke quanto posto alla cortese e gentile attenzione nn è stato offensivo nel caso mi scuso (pure sgrammaticato) mi è giunto alle 21:01:36.
L’anonimo forse non sa che quando mandi un sms il numero di cellulare è visibile e quindi io HO il suo numero di telefono. Ho provato a richiamarlo per avvertirlo: il telefono squilla, ma lui/lei non risponde. Gli ho mandato un sms nel quale gli ho detto che io non lo conosco e che i suoi messaggi erano arrivati al destinatario sbagliato... ma nulla, solo altre chiamate mute.

Ho cercato di vagliare tutte le ipotesi possibili (alla Lucarelli, insomma), ma nessuna mi sembra plausibile: è una scheda ricaricabile con circa 10 euro, la uso solo per chiamare utenti speciali che hanno lo stesso gestore e con i quali parlo per 200 minuti al mese per 5 euro. Non oso pensare che il ragazzo dell’autogrill dove lo ricarico voglia farmi uno scherzo… eppoi, a volte,  c’è pure una ragazza…
Per adesso mi sono fatta consigliare dal Maresciallo che abbiamo al presidio interno (un pezzo di ragazzo con due spalle così), mi ha detto di aspettare, ma se le telefonate continuano lunedì faccio una denuncia… ah, dimenticavo l’ultima chiamata di ieri è stata alle 23:01, mentre la prima di stamattina alle 7:15. Io ho già chi mi augura la buonanotte e il buongiorno…
(to be continued)




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16 luglio 2006

Lassù qualcuno mi ama

Proprio il giorno in cui tutti i giornali parlavano di cibi non proprio sani che provengono dai paesi non comunitari, a me è capitata una singolare avventura. Provo a raccontarla anche perché non mi sembra vero di essere ancora viva o quantomeno di non essere in un ospedale con gravi complicazioni.
Venerdì una collega ha fatto un rinfresco per festeggiare la sua pensione. Non mi piace andarci, non sono un tipo mondano e i pettegolezzi non sono il mio forte. Ho ringraziato l’interessata e al rinfresco è andata la mia collega di stanza, la quale gentilmente, mi ha portato un piccolo vassoio con un misto di assaggi di cucina araba.
Il catering era stato fatto da un architetto egiziano che, nel tempo libero, si diletta in cucina.
Confesso che il mio rapporto con la cucina etnica non è dei migliori: la cucina cinese è troppo unta per i miei gusti, la giapponese troppo raffinata, una delle poche cucine straniere che non mi ispira diffidenza è quella libanese, preferibilmente a Londra.

Per tornare a venerdì, la mia collega era stata gentile e, anche se avrei preferito qualche banale pizzetta, mi sembrava scortese rifiutare. Mai avrei pensato di ritrovarmi in bocca un chiodo di ferro da 6, dico sei, centimetri, tutto bello pieno di maionese e quindi perfettamente mimetizzato. Per fortuna me ne sono accorta subito e me lo sono tolta di bocca pensando fosse uno stuzzicadenti che si trovava lì per caso.
Ho cominciato a tremare dopo un po’ pensando a quello che mi sarebbe successo se l’avessi ingoiato. Ero talmente spaventata e, allo stesso tempo, contenta dello scampato pericolo che non sono riuscita nemmeno ad arrabbiarmi.

Ancora una volta l’estate per me si rivela essere una stagione pericolosa: anni fa mi sono ritrovata un coltello alla gola in farmacia durante una rapina e l’ho scampata per un pelo, ora il chiodo in bocca, meno male che il mio angelo custode è in servizio quando mi succedono queste cose e… speriamo non si distragga mai…




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8 febbraio 2006

Dubbi mattutini

Mattina presto, metro, interno vagone, in piedi.

Sto leggendo l’articolo sulla partecipazione di Prodi a Porta a Porta di ieri sera, ma mi accorgo che la mia fermata è quasi arrivata.
Alzo lo sguardo e incontro gli occhi di un bel ragazzo di pochi anni che continua a guardarmi. Merito del nuovo taglio di capelli o gli ricordo sua madre?


Circo Massimo, prossima fermata Piramide
Circo Massimo, next stop Piramide




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agosto